Dott.ssa MORENA PEGGI Psicologa, Mediatrice Familiare, Terapeuta EMDR
Studio di Psicologia Clinica e Forense

"Il benessere viene
 dalla mente"

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IL MITO DEL CAMBIAMENTO

Pubblicato il 28 settembre 2014 alle 11.00



" PER QUANTO SIA AUDACE ESPLORARE L'IGNOTO, LO E' ANCORA DI PIU' INDAGARE IL NOTO" da Change di Watzlawick, Weakland e Fisch.

Un interessante articolo di F. Matrofini, Psicologo e Giornalista, evidenzia come il "cambiamento è uno dei miti dei nostri anni". Riflette l'aspirazione che un pò tutti sentiamo affinchè si verifichino delle trasformazioni e arrivi il vento della novità nella vita collettiva, sperando in positivi miglioramenti individuali. un cambiamento è necessario, desiderabile, perfino auspicabile e soprattutto atteso. Come sottolinea l'autore, gli psicologi sanno bene che il realizzare tale cambiamento è difficile, sia per la persona, sia ancora di più quando si tratta di istituzioni e strutture consolidate.

I cambiamenti si possono riassumere in due tipologie: il primo si verifica dentro un sistema che resta immutato perchè non si interviene sulle interazioni, si modifica qualche aspetto marginale nelle procedure oppure si sostituiscono delle persone, ma tutto resta come prima, fornendo però l'illusione di avere realizzato qualcosa di nuovo. Il cambiamento di secondo tipo è assai più complesso perchè riguarda individui, strutture, modalità di relazione. Un solo elemento non è sufficiente a innescare il risultato sperato.

Per realizzare un cambiamento di secondo tipo è necessario prendere in considerazione come funzionano gli assetti da modificare e come si vorrebbero che diventassero. Per spiegare la differenza tra cambiare per non cambiare e vero cambiamento, gli autori utilizzano l'esempio del sognatore: nel sogno accadono tanti eventi e alcuni anche spaventosi. A volte il sognatore cercando di fuggire si accorge che per quanti sforzi faccia è bloccato. Poi però si sveglia e la realtà terribile del sogno scompare.

La diffrenza tra canbiamento finto e reale è qui: il primo consiste nel continuare a sognare, il secondo è il "passaggio di livello" contenuto nell'atto di svegliarsi.


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